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Il documento più
antico che nomina l'esistenza di una chiesa di S. Sebastiano lo si trova
nell'archivio della Curia Vescovile di Anagni dove è conservato
un inventario dei beni di detta chiesa inserito negli atti della visita
pastorale del 1642.
Nell'archivio parrocchiale di S. Maria invece troviamo un inventario dei
beni del 1720 nel quale ci sono elencati anche i beni della chiesa di
S. Sebastiano, il cui cappellano fu Don Loreto De Santis.
In altro inventario del 1725 nell'elencare i beni terrieri della chiesa
di S. Sebastiano "fuori delle muraglie" si fa notare che "il
frutto di dette possessioni servono per il mantenimento del tetto e chiesa
e per soddisfare le Messe che si celebrano nella mattina della festa di
detto Santo
".
In un documento del 26 giugno 1773 si legge: "La comunità
della terra del Piglio e per essa il Sindaco Giuseppe Andrea Pietrangioli
promette e si obbliga di rifar tutti li danni che per cagion dello
scavo potessero succedere nella Chiesa di S. Sebastiano da farsi per rifondere
la campana
"
In un documento del 1815 si legge che esisteva una Cappellania, vacante
per la morte del Cappellano Don Lorenzo Favale, sotto il titolo di S.
Sebastiano, annessa ad una piccola chiesa dedicata al S. Martire ma all'epoca
ormai "tutta diruta e rovinata dalla disgrazia de tempi".
In un altro documento coevo vengono elencati anche i vari cappellani succedutisi
tra il De Santis e il Favale: Don Gaspare De Rossi, Don Giovanni Domenico
Borgia e Don Pietro Antonio Marchetti. Vi troviamo affermato anche che
già da circa quarant'anni la chiesa era rovinata.
In altro documento ancora si afferma che la riedificazione di detta chiesa
"è impossibile: e per la spesa, e per il sito, che è
divenuto nello spazio di anni 50 dalla caduta accidentale, un immondezzaro
non solo, ma ripieno del tutto di breccia;
è presso al ridosso
della montagna, e per conseguenza ritornerebbe umida la chiesa fatto anche
un antemurale".
In un inventario del 1817 vengono elencati i beni della Cappella di S.
Sebastiano e vi si trova scritto: "Questa Cappella avea inoltre la
sua Chiesa fuori la porta della Fontana, che rovinò per ingiuria
de tempi, ed altre cause; la Sacra Congregazione nominata ordinò
una Cappella alla Madonna delle Rose da erigersi in onore del Santo, che
ancora deve farsi". Nello stesso documento leggiamo ancora che fu
comprato un "quadro con cornice dorata, che esiste nella Chiesa Collegiata
rappresentate S. Sebastiano di ottimo pennello e buonissimo prezzo per
fortuna trovato". Tra i terreni inventariati ve ne è uno definito
"piuttosto Mondezzaro di Capacità Coppe una in Contrada gli
Palucci, ossia dietro la Chiesa diruta di S. Sebastiano, confinante la
strada di S. Lorenzo, e l'osteria publica".
Vi leggiamo ancora che il predetto Canonico Favale godette la Cappellania
per lo spazio di 40 anni circa.
In un documento del 27 settembre del 1854 leggiamo che "Ottaviano
Bottini, perito muratore, riferisce essersi portato in un terreno
posto in contrada li Palucci e precisamente dove vi era la Chiesa di S.
Sebastiano
" per la stima e la misurazione del terreno.
Il 9 ottobre 1864 Giuseppe Mari fu Pietro Antonio espone con lettera,
ai canonici del Capitolo di S. Maria, il desiderio di migliorare un terreno
della chiesa di S. Maria, di circa sette coppe, posto nella contrada S.
Sebastiano confinante con gli eredi del fu Tomaso Pietrangeli e PP. Conventuali
di S. Lorenzo. Il 30 gennaio 1865 con scrittura privata, nella quale si
fa menzione della contrada Colle S. Sebastiano, viene concessa la locazione
del terreno al predetto Mari.
Sul libro di amministrazione della Collegiata di S. Maria il 10 settembre
1867 viene registrata una spesa fatta per "accomodare il quadro di
S. Sebastiano onde innalzarlo sull'Altare Maggiore ed esporlo all'adorazione
del Popolo per esser liberati, mercè la di Lui intercessione dal
Colera
". Il 24 settembre 1884 Don Ferdinando Tardiola scrisse
alla madre che il giorno precedente terminò il triduo di S. Sebastiano
per ottenere la liberazione dal colera che in Italia andava "scemando,
non essendo più fiero come sul principio".
In un atto di vendita di un terreno del 1916 si dice che tale terreno
è posto in contrada Borgo Sant'Antonio o Borgo San Sebastiano.
In altro documento del 1921 si fa menzione ancora del "Colle S. Sebastiano".
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In una copia di atto notarile
del 1599, appartenente all'archivio Colonna, riferentesi al suo documento
originale del 1527, si nomina S. Maria in Valle.
In un inventario del 1634 si nomina sia la Madonna della Valle sia S.
Rocco.
Un libro di contabilità relativa agli anni 1753-1782 porta come
titolo "Ven. Compagnia della SS. Concezione unita alla Ven. Chiesa
di S. Rocco".
Di detta Compagnia si fa menzione già in un inventario del 1720
e, dal Libro Mastro di S. Maria, veniamo a sapere che nel 1744 il Priore
fu Giovanni Battista Sansone.
Diverse notizie si ricavano dal libro di contabilità della SS.
Concezione.
Camerlengo (tesoriere) della Confraternita, nel 1753, fu il sacerdote
Giovanni Andrea Federici.
In quegli anni, nella Chiesa di S. Rocco, tutti i mesi fu celebrata la
Messa.
Più di una volta si dovette mettere mano al tetto di S. Rocco.
La Chiesa fu dotata anche di una campana.
Dall'inventario dei beni della confraternita, annotato sul medesimo libro,
si ricava la notizia che nella Chiesa di S. Rocco esisteva oltre l'altare
dedicato al Santo anche un altare della Concezione con il relativo quadro.
Alcune notizie fanno anche sorridere, ad esempio quella registrata il
4 luglio 1768:
"Nota delle bestie Vaccine spettanti alla Ven. Chiesa di S. Rocco,
unita alla Ven. Compagnia della SS.ma Concezione, che si ritengono in
soccida dagli infrascritti.
Ambrogio Favale
Una Vacca, chiamata Pomposa di anni otto, di pelo castagnaccio.
Una Giovenca, chiamata Bellacima di anni due, di pelo castagnaccio.
Un Giovenco di anni tre, chiamato Guardabasso, di pelo castagnaccio
".
Priore della confraternita nel 1756 fu Giuseppe Consalvi mentre dal 1759
al 1768 Gaetano Pasqualone; l'8 luglio 1768 fu nominato Venanzio Ceccaroni
(Ceccarone, Ciccaroni); il 13 luglio 1774 fu nominato Giovanni Antonio
Rosati; nel 1775 fu il sacerdote Don Giovanni Crisostomo Passa.
Il libro si chiude con una nota del 7 agosto 1782 in cui venne riportato
un elenco di beni registrato dal sacerdote Giocondo Evangelista (Vangelisti,
Vangelista), Priore della Confraternita del Beato Andrea, della Concezione
e della Chiesa di S. Rocco riunite insieme. A causa dell'unione delle
confraternite, notizie su S. Rocco vennero registrate, negli anni 1782-1790,
nel libro di amministrazione della Confraternita del Beato Andrea Conti.
In questo modo veniamo a sapere che in quegli anni furono fatti ancora
lavori di riparazione alla Chiesa di S. Rocco: al tetto, ai muri, all'altare
e alle finestre. Nel 1785 venne annotata una spesa per il pittore che
ripulì la statua di S. Rocco.
Più di una volta si menzionano i festaroli di S. Rocco e vengono
registrate offerte, consistenti in denaro o tovaglie, per la festa di
S. Rocco..
Don Giocondo Evangelista rimase in carica come priore fino al 1788 e al
suo posto venne nominato Don Giuseppe Biasiotti che svolse l'incarico
fino al 1804. Dopo quella data venne nominato un solo amministratore di
tutti i Luoghi Pii nella persona di Francesco Borgia. Altre piccole notizie
si ricavano dal libro di amministrazione dei Luoghi Pii, relativo agli
anni 1820-1829, dove vennero annotate spese relative a manutenzioni varie
e pulizia della Chiesa. In un inventario del 1817 leggiamo che la Chiesa
di S. Rocco si manteneva ancora "coll'aiuto delle rendite, anche
poche, della Compagnia della SS.ma Concezione"; nello stesso inventario
vi troviamo ancora un unico elenco di beni, redatto nell'anno 1821, spettanti
alle Confraternite della Concezione e B. Andrea. Nel 1826 il Preposto
della Collegiata espose al Santo Padre che nella Chiesa di S. Rocco si
venerava "una antichissima Imagine di Maria SS.ma detta della Valle
tenuta in grandissima venerazione non solo dai abitanti, ma dai forestieri
dei limitrofi paesi, che in devote processioni vi si portano nei sabati,
e grazie ne ricevono dalla Augusta Regina. Vi si istituì anche
un sodalizio di donne a mantenere viva la devozione". Nello stesso
esposto si legge ancora che il Proposto desiderando richiamare la devozione
"con farne celebrar la Festa col concorso del Popolo nella Domenica
fra l'ottava della Natività di Maria SS.ma, e prevedendo che a
maggiormente riuscirvi, e a mantenerla anco in futuro molto vi giova il
Tesoro delle Indulgenze", pregò il Santo Padre di concedere
la facoltà di poter conseguire l'indulgenza plenaria perpetua.
La facoltà di fatto fu concessa dall'allora pontefice Leone XII
ma solo per sette anni. Sul Libro Mastro delle partite dei Luoghi Pii,
nel 1828, venne annotata una spesa per raccomodare il tetto di S. Rocco
e un'altra per il compenso dato al sagrestano per pulire la chiesa di
S. Rocco. Nel 1829 venne riportato l'importo dato alla figlia di Cecilia
Cucchiaro per essere andata a pulire la chiesa di S. Rocco per la messa
cantata nella festa di S. Marco. Della Confraternita della SS. Concezione
si trova menzione ancora in un elenco di beni del 1832. Nel 1839 la Chiesa
era in condizioni che richiesero un restauro a causa del tetto cadente.
Interventi al tetto di S. Rocco avvennero anche nel 1855 e nel 1860, come
risulta dal libro di amministrazione della Collegiata di S. Maria. Dal
medesimo libro veniamo a sapere che il 16 agosto 1869 venne celebrata
una Messa cantata nella chiesa di S. Rocco. In un registro di contabilità
del 1875 si annotò ancora una spesa per il tetto di S. Rocco.
Nel 1902 vennero eseguiti altri lavori, soprattutto al tetto, ad opera
di Raffaele Consalvi di Piglio e Bottini Giuseppe di Anagni. Nel 1924
molte persone offrirono denaro per il restauro della Chiesa, infatti nella
relazione della visita pastorale del 1925, redatta da Don Pio Appetecchia,
leggiamo che "la Chiesa di S. Rocco, per causa dell'intemperie e
per i danni cagionati dal terremoto del 1915 era ridotta in uno stato
deplorevole, tanto che si dovette chiudere. Colle offerte del popolo e
specialmente dei Pigliesi residenti in America, si sta restaurando quasi
a fundamentis e si spera riaprirla al culto nel prossimo Agosto. In essa
vi è la Cappella della Madonna della Valle dipinta sul muro. La
medesima minaccia di sparire senza speranza di salvare la pittura per
i muri cadenti. Sopra l'altare maggiore vi era la statua del Santo in
terra cotta
". Nella relazione della visita pastorale del 1929
scrissero che il restauro fu terminato e la Chiesa sarebbe stata riaperta
al culto nel mese di novembre.
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Le notizie più antiche
relative alla chiesa della Madonna delle Rose si rinvengono nei documenti
conservati nell'archivio della Curia Vescovile di Anagni. E' da questi
documenti che veniamo a sapere che a seguito della liberazione dalla peste
avvenuta nel 1656 la comunità del Piglio volle edificare una chiesa
dove era collocata l'icona della Madonna delle Rose. La fabbrica della
chiesa cominciò il 16 novembre del 1668.
Il 6 maggio 1674 fu benedetta la nuova chiesa e vi fu celebrata la prima
messa dal Vescovo di Anagni Mons. Gian Lorenzo Castiglioni.
In un inventario del 1 settembre 1782 si afferma che nella chiesa esisteva
un solo altare, dedicato alla stessa B.V., "fatto fare nuovo di stucco
con suo ornato da una persona divota benefattrice nel corrente anno 1782".
La medesima data è stata rinvenuta sul cemento della cornice dell'affresco
durante l'ultimo restauro del medesimo avvenuto nel 2001. Le notizie più
antiche sulla chiesa della Madonna delle Rose, che si rinvengono nell'archivio
parrocchiale, partono dal 1720. Di quella data è un inventario
che elenca, tra gli altri, i beni della chiesa della Madonna SS.ma delle
Rose il cui cappellano fu Don Gaspare Rossi.
Nel Libro Mastro di S. Maria, nell'anno 1737, venne registrata una spesa
sostenuta per "far rivoltare tutto il tetto della Madonna delle Rose
per ordine dell'Arciprete Rossi". Il medesimo intervento venne ripetuto
nel 1744. Nel medesimo anno fu registrata una spesa per una fune messa
nella campana della Madonna delle Rose. Nel 1745 venne registrata la spesa
di "due rubbie di calce portata alla Madonna delle Rose con ordine
del Sig. Don Gaspare De Rossi e per pittura di essa scudo uno". Nel
1747 venne registrata la spesa "per rifare la chiave della Chiesa
della Madonna delle Rose per ordine del Sig. Arciprete".
Andrea Gabrieli per gli atti di Carlo Locci del 4 ottobre 1766 creò
un censo a favore di questa chiesa (Madonna delle Rose?) sopra la casa
.
Nel verbale del capitolo di S. Maria del 5 gennaio 1800, tra le varie
proposizioni di quella seduta, si legge: "Si propone il riattamento
della Mad.a SS.ma delle Rose a norma delli veneratissimi ordini di Sua
Sig.a Ill.ma e R.ma"; e qualche riga più avanti, tra le risoluzioni
prese, leggiamo: "Che si faccia il sud.o lavoro a qualsiasi spesa
dal nostro Camerlengo" che fu Don Stefano Marchetti. Nel verbale
del 29 novembre 1802 si fa menzione invece del tetto della Madonna SS.ma
delle Rose che dovette essere risistemato.
Il 1816 il capitolo di S. Maria chiese al Vescovo Amministratore della
Chiesa di Anagni, Mons. Biordi, la facoltà di costruire il Romitorio
ai lati della chiesa della Madonna delle Rose, specificando che il Romito
Fra Felice Fantini di Piglio era disposto a farlo a proprie spese.
Nel 1818 venne costruito un piccolo Romitorio da Fr. Felice Fantini del
Piglio che, in qualità di Romito, custodiva la chiesa.
Nel 1819 e nel 1828 la chiesa della Madonna delle Rose viene nominata
nei decreti delle visite pastorali.
La Madonna delle Rose viene menzionata anche in una richiesta di denaro
per cattedratico del 20 luglio 1825.
Con decreto del 5 settembre 1827 la S. Congregazione dei Riti concesse
il rito doppio maggiore su richiesta del Preposto Don Vincenzo Bonacci.
Il Bonacci chiese ed ottenne anche dal papa Leone XII, per sette anni,
l'indulgenza plenaria per coloro che avessero visitato la chiesa della
Madonna delle Rose nel giorno della sua festa dopo Pentecoste e nelle
domeniche di maggio. Il 26 aprile 1834 chiese ed ottenne dal papa Gregorio
XVI la proroga di altri sette anni della facoltà dell'indulgenza.
Nel Libro Mastro di Partite dei Luoghi Pii nel 1827 venne registrata la
spesa per la cera servita per la processione della Madonna SS.ma delle
Rose. Nel 1829 venne registrato un rimborso "a Pasqua Colavecchi
come dall'ordine del Sig. Preposto per esser da qualche tempo sagrestana
della Madonna SS.ma delle Rose".
Si conserva nell'archivio un "Triduo per la festa di Maria SS.ma
delle Rose che si celebra il 30 ottobre in ricordanza dell'ottenuta liberazione
della Pestilenza" del 1837.
Risale al 10 marzo 1839 un legato per la celebrazione di una messa cantata
nella chiesa della Madonna delle Rose.
Il 4 maggio 1843 il ministro Generale dei Minori concesse al preposto
Don Vincenzo Bonacci l'autorizzazione di erigere le stazioni della Via
Crucis nella chiesa della Madonna delle Rose.
Nel 1844 già si tumulava nella chiesa della Madonna delle Rose.
Con lettera del 7 giugno Angelo Ambrosetti chiese al vescovo di Anagni
la dispensa dal pagamento di altri tre scudi per la sepoltura della moglie.
Nel 1867 vi fu tumulato l'Eremita di Maria SS.ma del Monte . Invece nel
1868 il cadavere di Luigi Borgia, un ladro ucciso in una tenda di campagna,
venne rifiutato sia dalla Compagnia della Madonna delle Rose sia dall'Oratorio.
In un libro di amministrazione della Collegiata di S. Maria, dall'anno
1850 in poi vennero annotate più volte le entrate derivanti dalle
bussole della Madonna delle Rose; vi si parla anche delle messe dei legati
celebrate alla Madonna delle Rose e della sagrestana.
E' del 30 settembre 1859 il decreto a seguito della prima visita pastorale
per la chiesa della Madonna delle Rose fatta da Mons. Clemente Pagliari.
Il 4 ottobre 1861 vennero approvati gli statuti della Confraternita del
SS. Rosario eretta nella chiesa delle Madonna delle Rose. Trattasi di
nuovi statuti della confraternita che già esisteva ma che continuò
a portare oltre che questo nome anche quello di Maria SS.ma delle Rose.
Nel "Libro dell'amministrazione della confraternita e la Chiesa di
Maria SS.ma delle Rose", che parte dal 6 ottobre 1861, vi si parla
infatti ancora della festa del S.mo Rosario. Anche il 1 ottobre del 1893
si celebrò la messa della Madonna del Rosario. Il 6 ottobre 1861
viene fondata la Confraternita di Maria SS.ma delle Rose da Luigi Dell'Orco;
nella congregazione generale della nuova Confraternita vennero eletti
in quel giorno gli officiali: Priore Luigi Dell'Orco, Camerlengo Luigi
Fantini e Segretario Alcibiade Borgia. Il 18 dicembre 1861 viene espulso
dalla Confraternita Andrea Raini.
In data 22 maggio 1862 Luigi Dell'Orco richiese al Vescovo la facoltà
di poter celebrare la festa del santuario nel lunedì 9 giugno con
qualche dimostrazione maggiore del solito e con l'intervento del concerto
musicale di Genazzano. Il Vescovo concesse solo per quella volta la facoltà,
invitando per le volte successive a riservare il denaro per i restauri
della chiesa.
Compito della nuova Confraternita fu proprio quello di ingrandire la chiesa
ormai angusta. Luigi Dell'Orco richiese al Vescovo che tutti i doni che
i fedeli avrebbero fatto nella festa del 9 giugno e in avvenire rimanessero
a beneficio della chiesa della Madonna delle Rose "ora che tutto
si dirige all'erezione di una chiesa più ampia". Nel luglio
1862 Luigi Dell'Orco rivolge istanza per ottenere anche la facoltà
di vendere gli oggetti preziosi donati alla Madonna delle Rose per ingrandire
la chiesa molto angusta.
Nel mese di Novembre del 1863, alle ore 22 circa, 14 fratelli della Confraternita
di Maria SS.ma delle Rose si radunarono in Congregazione Segreta per rinnovare
tutti gli Uffciali per il biennio 1864-65. Essi erano:
Ceccaroni Francesco nominato Infermiere, Colavecchi Giovanni eletto Depositario,
Massimi Giuseppe nominato Cantore, Tomasselli Luigi, Pozzuoli Luigi, Graziani
Giuseppe, Appetecchia Raffaele nominato Maestro dei Novizi, Salvi Raffaele
nominato Maestro di Cerimonie, Leonardo Biasiotti nominato sindacatore,
Mazzucchi Giuseppe, Luigi Dell'Orco che fu rinominato Priore, Luigi Fantini
nominato Camerlengo, Loreti Lorenzo nominato Infermiere. Fu nominato Cappellano
Don Gaspare Massimi. Furono elette, tra le altre, per la componente femminile:
Angela Colavecchi quale Priora e Teresa Ceccaroni quale Sotto Priora.
Il 20 agosto 1865 venne registrata la spesa di due scudi pagati a Raimondo
Bottini "per aver demolito l'Eremitorio, onde seguitare la fabbrica
della Chiesa.
Nel 1867 Cappellano della Madonna delle Rose fu Don Ferdinando Loreti.
Il 13 febbraio 1867 furono versati al muratore Raimondo Bottini scudi
2 e baiocchi 15 per opere servite nella demolizione dell'atrio posto innanzi
la chiesa di Maria SS.ma delle Rose.
Il 9 maggio 1867 Ferdinando Massimi donò il Campanello per la processione.
L'8 giugno 1867 Clemente Bruni e Luigi Ricci donarono un tronco di legno
mentre Raffaele Appetecchia donò la tracolla del tronco.
Il 22 dicembre 1867 il Vescovo concesse il permesso di effettuare un pagamento
all'ingegnere Ceccaroni. Nella lettera che il Priore Alessandro Massimi
scrisse al Vescovo leggiamo che la chiesa di Maria SS.ma delle Rose "trovasi
in costruzione da gran tempo, e non può terminarsi per insufficienza
di mezzi, che provengono da semplici offerte ed elemosine. Dovendosi pagare
l'Ingegnere Sig Venanzio Ciccaroni per la perizia e disegni di detta Fabbrica
"
Il 16 febbraio 1868 furono versati ad Eugenio Bottini "per demolizione
della chiesa, per un uomo tenuto a far lo scavo per gittar le fondamenta
delle colonne, più per quattro donne tenute a spurgar dette fondamenta
Lire 21 Centesimi 90". Il 7 maggio 1873 furono date a Raimondo
Bottini 10 £ in conto della volta della piazza avanti la Chiesa.
Un elenco dei fratelli degli anni 1873-1893 ne riporta circa 160.
Il 21 aprile 1877 il Vescovo di Anagni, Domenico Pietromarchi, in risposta
alla richiesta del canonico Ferdinando Loreti, autorizzò il Preposto,
Don Ferdinando Tardiola a benedire la nuova chiesa della Madonna delle
Rose "mancando alla completa costruzione della medesima il solo mattonato".
Il 22 aprile 1877 fu benedetta la nuova chiesa alla presenza dei Sig.ri
Canonici Felli D. Andrea, Bottini D. Domenico e Loreti D. Ferdinando,
nonché dei Padri Missionari Sig.ri Leone Leoncini, Montini Angelo
e Luigi Sterpaglia. Il Sig. Montini sollecitò i presenti a fare
una buona elemosina per realizzare il mattonato della chiesa . In quell'anno
l'Eremita della chiesa fu Antonio Nardi.
Nel 1879 furono registrate diverse uscite relative allo stendardo realizzato
dal pittore Luigi Scifoni (di Anagni?). Sullo stendardo vi si legge anche
il nome di Ferdinando Loreti. Nel 1880 furono registrati ancora pagamenti
effettuati a Bottini Eugenio per stabiliture.
In una lettera che Don Ferdinando Tardiola scrisse alla madre il 24 settembre
1884, leggiamo: "Del resto ora non resta a dirti che preghi perché
il Signore tenga lontano il colera. Qui abbiamo fatto dei tridui alla
Madonna delle Rose che ancora sta esposta, l'abbiamo fatto a S. Rocco,
ieri terminò quello di S. Sebastiano, domani daremo principio a
quello del SS. Crocefisso, e siamo certi di essere liberati. Per ora va
scemando in Italia, non essendo più fiero come sul principio. Il
triduo alla Madonna si fece con discorsi, due ne feci io, uno D. Tommaso
".
Sul Libro dell'Introito leggiamo: in gennaio 1885 fu fatta una questua
per il Paese onde riportare l'immagine della Madonna dalla chiesa Collegiata
alla chiesa della Madonna delle Rose; il 13 giugno 1886 venne registrato
che la festarola Maria vedova Nardi donò un cancello di ferro;
il giorno della festa della Madonna, 6 giugno 1892, Adolfo Nardi fu Luigi
donò la rosa d'argento al Bambino. In quel tempo era Eremita Mazzucci
Giuseppe. Per la prima volta leggiamo che, dal 6 giugno al 30 ottobre
1892, l'immagine della Vergine fu tenuta esposta alla chiesa Collegiata.
Il 16 aprile 1898 venne registrato che in quel giorno "s'incominciarono
i lavori per la decorazione della Chiesa della Madonna. Ne sia lode al
Sig. Adolfo Nardi munificentissimo benefattore. I pittori furono i Fratelli
Caronti di Subiaco".
Nel 1899 il Priore della Confraternita rivolse istanza al fine di ottenere
il permesso di vendere gli oggetti preziosi per ultimare la costruzione
del campanile della Madonna delle Rose e per poter costruire un locale
ad uso magazzino.
Nel 1890 si registrarono uscite per la fabbrica del Romitorio.
Sul Libro dell'Esito si legge che nel 1891, prima della festa del 18 maggio,
"venne in pensiero alla Società Agricola di questo Paese di
aprire una strada nuova che conduce al Santuario. I lavori sul principio
cominciarono con un'attività febbrile da parte dei soci. Giunto
il tempo di proseguire i lavori campestri furono sospesi i lavori. Il
Priore di questa Confraternita, coadiuvato da alcuni fratelli, riprese
la lavorazione venendo in suo soccorso per tale opera uomini e donne mandati
e pagati dalla liberalità di molte famiglie di questo Comune".
Sul Libro dell'Introito la domenica 14 maggio 1899 venne registrato: "In
questo giorno nelle ore pom. il Rev.do D. Pio Appetecchia Ab.e Curato
di S. Lucia, per facoltà avuta da Monsignor Antonio Sardi Vescovo
di Anagni, benedisse la Campana del peso di circa 33.dec. donata alla
Chiesa della Madonna delle Rose dal Sig. Nunzio Santarelli e Luisa V.a
Spirito. Il nome impostole fu Maria - Rosa - essendo Padrini il Sig. Angelo
Loreti fu Giuseppe e Giuseppina Santarelli consorte del d.o Nunzio".
Più avanti venne riportata anche una "Nota dei doni venduti
dal dì 7 Ottobre 1899 fino al 31 Dicembre. Per rescritto avuto
dal S. Congregazione del Concilio in data 11 Settembre 1899 fu incominciata
quest'oggi la vendita degli oggetti donati al Santuario delle Rose fino
alla somma di £ 1300".
Dal Libro dell'Esito:
1902 - lunedì 19 maggio, "festa della Madonna solennizzata
dalla Pia Unione delle figlie di Maria, la quale offrì in dono:
1: una scaletta a chiocciola di ferro-ghisa da servire per l'orchestra
del prezzo di £. 200
.
Fu donato un confessionale del prezzo di £. 80 di cui £. 50
donate da Luisa V.a Spirito e £. 30 dalla Pia Unione delle Figlie
di Maria.
Fu donato un incensiere dalle Sig.re Rosina Felli - Santini Argene - Anna
Parenti.
."
1906 - sabato 2 giugno, per la prima volta si fa menzione esplicita del
trasporto della statua dal Santuario alla Chiesa Collegiata nella vigilia
di Pentecoste. Dal Libro dell'Introito:
1903 - lunedì 1 giugno, "Festa della Madonna delle Rose solennizzata
dalla Società Operaia di mutuo soccorso, la quale, per dono fece
aprire le due porte laterali nella chiesa del santuario fornendole di
tutto il necessario e spendendo £. 405.
Il Sig. Andrea Peroni
Romano offrì i due scalini di marmo dell'altare, della somma complessiva
di £. 115" (la data e il nome sono incisi sul lato destro del
marmo che copre la base della nicchia dell'affresco).
1904 - 23 maggio, "Festa della Madonna solennizzata dai Sig. festaroli
Mozzi Vincenzo - Francesca Desantis e Mari Francesco, i quali offrirono
in dono la nuova macchina del prezzo di £ 1500".
1909 "nei giorni 12-13-14 febbraio previo invito Sacro del Parroco
D. Pio Appettecchia, ebbe luogo un triduo solenne nel Santuario della
Madonna, in riparazione dello sfregio fatto all'Immagine della Vergine
la notte del 6 corr. In cui ignoti ladri forestieri rubarono due collane
d'oro ed un paio d'orecchini anche d'oro che si trovavano dentro il quadro
dell'altare".
Il 29 ottobre 1911 "il R.mo Sig. D. Pio Appetecchia Parroco di S.
Maria, per facoltà avuta da Mons. Vescovo di Anagni, benedisse
solennemente la nuova Campana donata dai Festaroli dello scorso Giugno.
Alla medesima fu imposto il nome del SS.mo Salvatore. Padrini furono Ambrosetti
Raffaele del fu Domenico e Rosati Rosa in Lolli. L'importo della Campana
non compreso il trasporto della med.a, vitto ed alloggio al Campanaro,
fu di £ 600. Il peso un quintale e mezzo".
1 giugno 1914 "Ricorrenza della 1^ Festa in onore di Maria SS.ma
delle Rose, solennizzata per cura dei Pastori
. In tale occasione
furono donati dai festaioli dell'anno scorso n. 18 banchi da mettersi
nella Chiesa"
1915 "Il giorno 13 gennaio circa le 8 antem. Una forte scossa di
terremoto arrecò danni gravissimi al Santuario della Madonna. La
navata centrale rovinò tutta fino all'arco principale; grave lesioni
si verificarono nelle navatelle, nella Cupola e nella facciata. Redatta
un'accurata perizia dell'Architeto Sig. Rodolfo Meriggi Romano, essa raggiunse
la somma non indifferente di £. 12.393,67. Il Santuario non ha beni
patrimoniali, essendo sorto dalle fondamenta collo spontaneo contributo
del popolo. Onde far fronte alle spese che dovevano incontrarsi per i
restauri,si costituì un comitato per raccogliere le offerte della
popolazione. Si domandò alla S. Congregazione la facoltà
per vendere i doni in oggetti di oro e coralli; si fece appello ai festaroli
dell'anno 1916-17 perché rilasciassero il residuo della festa a
beneficio della Chiesa. In ultimo si fece a proprie spese la calcara,
e dalla vendita della calce si poté raggranellare altra somma.
Nonostante tutto questo, non fu possibile adottare il progetto Meriggi,
ed Allora fu affidato il lavoro a trattativa privata all'Ingegnere Sig.
Domenico Salasso per il prezzo di £. 5.800. Come da regolare contratto
sott.o dal d.o Ing.e e dai Confratelli D. Pio Appetecchia - D. Getulio
Ambrosetti - Passa Loreto - Atturo Lorenzo - Mazzocchi Giovani - Rammenne
Lorenzo - Lolli Emilio - Tufi Demetrio - Celletti Loreto - Fantini Benedetto.
I lavori furono incominciati nel mese di Agosto del 1916 ed ultimati nel
dicembre dello stesso anno."
1915 - 24 maggio "In questo giorno ebbe luogo la 1^ Festa in onore
di Maria SS.ma delle Rose solennizzata a spese dei pastori. Dato lo stato
di guerra proclamata oggi stesso dall'Italia all'Austria, la ricorrenza
ha rivestito un carattere puramente religioso. Vi è stata messa
solenne con musica della Cappella Anagnina, processione e nel pomeriggio
funzione nella Chiesa di S. Maria". Nel 1918 venne registrata la
spesa di £ 200 per la "Decorazione della Statua da un pittore
profugo". Dopo la prima guerra mondiale la confraternita subì
un rilassamento causato dalla morte dei priori e dalla guerra stessa.
Nel 1924 si pensò alla riorganizzazione della medesima.
In retrocopertina di un Offizio della Veata Vergine Maria è stato
scritto: "24 giugno 1925 chiusura confraternita".
Nella relazione della visita pastorale del 6 settembre 1925 troviamo menzionata
la Confraternita della Madonna delle Rose o del Rosario. Di essa si dice
che è iscritta alla Primaria del Rosario nella Chiesa della Minerva
dei P. Domenicani.
Vi si legge ancora che, dopo la morte del Priore e le avvenute vicende
politiche, si verificò un quasi totale abbandono da parte dei Confratelli,
in maggioranza contadini. Veniamo a sapere inoltre che ricostituitasi
la Confraternita "da circa due anni, si va verificando la quasi impossibilità
di osservare tutte le regole dei vecchi statuti".
Nella relazione della visita pastorale datata 24 ottobre 1929 si trova
scritto che i componenti della confraternita erano numerosi: 139 fratelli
e 105 sorelle. Il Cappellano, o padre spirituale propriamente detto non
c'era. Avevano possibilmente, un sacerdote francescano che celebrava la
messa nei di festivi dal 1 novembre al 24 giugno. Gli officiali furono:
1) Passa Isidoro = Priore; 2) Fantini Benedetto = Cassiere; 3) Ceccaroni
Giovanni = Segretario; Consultori = 4) Galeffi Attilio 5) Sansoni Francesco
6) Atturo Angelo 7) Federici Luigi 8) Spirito Achille 9) Noro Maria 10)
Noro Vincenzo 11) Rosati Raffaele 12) Atturo Lorenzo 13) Lolli Andrea
14) Rammene Andrea.
Il 6 gennaio 1930 34 fratelli accettarono lo statuto del Vescovo Gaudenzio
Manuelli promulgato il 1 novembre 1929.
A seguito di ciò il 6 marzo 1930 il Vescovo Manuelli istituì
di nuovo la Confraternita della Madonna delle Rose.
Nella Visita Pastorale del 1936, il 23 maggio il Vescovo Attilio Adinolfi
impose alla Confraternita della Madonna delle Rose di sostituire la pietra
sacra dissacrata nell'altare del Crocifisso con una nuova.
Il 17 gennaio 1938 nella chiesa di Maria S.S. delle Rose si riunirono
in congregazione 63 confratelli per il rinnovo delle cariche. Furono eletti:
Priore Federici Luigi, Consiglieri Mons. Adelmo Loreti, Ceccaroni Domenico,
Ricci Ernesto e Noro Vincenzo fu Pasquale, Camerlengo Atturo Luigi di
Vincenzo, Segretario Ceccaroni Giovanni, Maestro dei Novizi Rammene Andrea.
Nel 1941 Filippo Pacetti eseguì lavori di ammattonatura nella chiesa.
Nelle risposte al questionario per la visita pastorale del 1950 leggiamo
che i "Reggitori" della Confraternita furono i seguenti: Priore
- Federici Luigi; Camerlengo - Atturo Luigi; Segretario - Corbi Luigi;
Consiglieri - Rammene Andrea - Giorgi Enrico - Atturo Luigi fu Demetrio
- Colavecchi Angelo. I Confratelli erano n. 263. Le Consorelle n. 124.
Il Cappellano fu il Parroco di S. Maria.
Il 2 febbraio 1958, alla presenza del Cappellano Don Orazio Cerrocchi,
50 confratelli nella chiesa di Maria SS. Delle Rose elessero 8 amministratori
i quali nella successiva riunione dell'8 febbraio assegnarono le cariche
come di seguito: Priore Atturo Luigi fu Demetrio, Camerlengo Atturo Luigi
di Vincenzo, Segretario Celletti Marco, Maestro dei Novizi Federici Luigi.
Il 19 marzo 1965 nella chiesa della Madonna delle Rose, alle ore 14, 54
votanti elessero il nuovo Direttivo. Successivamente il 27 marzo vennero
eletti dal Direttivo Atturo Luigi quale Priore, Musa Guglielmo Camerlengo
e Celletti Marco Segretario.
Dalla relazione della visita pastorale del 1976 si apprende che gli iscritti
alla Confraternita erano 230. La Confraternita fin dalle origini si è
sostenuta con il pagamento delle quote dei confratelli.
E' conservato nell'archivio parrocchiale il Libro di riscossione del 1866
dei 57 fratelli, di cui, alcuni pagavano in quartucci di grano, altri
in baiocchi a partire da 15 baiocchi minimo. All'epoca Massimi Alessandro
fu il Priore. Nel medesimo libro venne riportato che il 21 aprile 1867
fecero la professione Mercuri Giuseppe di Vincenzo, Sollazzi Francesco
di Giuseppe e Graziani Vincenzo di Biagio, mentre il 5 maggio dello stesso
anno professarono Domenico Franceschetti del fu Tommaso, Gabrieli Vincenzo
del fu Luigi e Pelle Pietro.
Nel 1867 venne annotata nel registro delle entrate la riscossione delle
decime che, a norma delle regole, i fratelli e sorelle dovevano versare.
Negli anni successivi si parla semplicemente di quote.
Altro registro di riscossioni riguarda gli anni 1871-1876. L'elenco riporta
81 fratelli.
Nel libro dell'Introito della Confraternita, nell'anno 1900, il sindacatore
Alcibiade Borgia "deplora la scarsa ed infelice riscossione delle
quote annue dovute dai fratelli e sorelle, la quale dovrebbe esser curata
con più premura ed attività, e affidata a persone che riscuotino
fiducia". A questa lamentela si associa Don Pio Appetecchia, il quale
scrive che "tale deficienza di quote dipende parte dai fratelli e
sorelle abbastanza morosi e di cattiva volontà, capaci unicamente
di mormorare a carico del prossimo, parte da coloro incaricati per la
riscossione, i quali, specialmente in quest'anno, non hanno avuto premura
di soddisfare il loro impegno".
Nel 1924 la confraternita si sosteneva con le quote dei confratelli, stabilita
in 5 lire, e delle consorelle, stabilita in 2,5 lire.
Nello statuto delle confraternite del 1929, promulgato dal Vescovo Manuelli,
al n. 52 si legge: "Entro il gennaio di ogni anno, i fratelli verseranno
al Camerlengo la quota fissata da ciascuna confraternita, e nello stesso
tempo anche le sorelle, in proporzione della metà: chi mancasse
a questo dovere, dopo un solo avviso del Camerlengo decade da associato".
Nel 1950 la confraternita si sosteneva unicamente con le quote dei Confratelli
e Consorelle e con le oblazioni dei fedeli.
In un dattiloscritto, redatto forse da Don Orazio Cerrocchi, si fa ancora
menzione delle quote dei confratelli.
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