E dall’afa spunta il vino di qualità
In Ciociaria si anticiperà la raccolta dell’uva alla terza decade di settembre

 

di MARCELLO GELFUSA

Del clima torrido di quest'estate, maledetto un po' da tutti gli agricoltori, non si possono certo lamentare i vitivinicultori: se, a causa della siccità, la produzione sarà un po' penalizzata in termini quantitativi; di contro, la qualità del vino dovrebbe essere di assoluto livello. Soddisfazione, ovviamente, anche tra i produttori della Ciociaria; ove, la vocazione vitivinivola (secondo l'ultimo censimento generale dell'agricoltura: dei 105.000 ettari di superficie agricola utlizzata, ben 5.200 sono coltivati a vite) è abbastanza accentuata. «Le alte temperature di questi ultimi mesi - spiega Giancarlo Berti, enologo presso la ditta Di Cosimo di Anagni -, non hanno danneggiato le viti; per cui, la vendemmia 2003 si preannuncia (a meno di capricci del tempo dell'ultima ora, tipo piogge torrenziali e grandinate) di elevata qualità». Ed a proposito di vendemmia, avendo il caldo torrido anticipato il ciclo vegetativo delle piante di due-tre settimane, gli addetti alla raccolta dei grappoli stanno già affilando le cesoie. «I nostri associati - fanno sapere dalla Cantina sociale del Cesanese del Piglio - si metteranno all'opera all'inizio della terza decade si settembre, invece che la consueta prima settimana di ottobre».
Tornando all'aspetto qualitativo: tutti i tipi di vino, grazie a caldo e siccità, assumeranno un ottimo grado alcolico (sui 16-17°). Ma a beneficiare delle anomale temperature di quest'anno, saranno in maniera particolare i rossi; a cui, «la componente climatica stagionale - continua Berti - regalerà una corposità che, se ben controllata in cantina, darà vita ad etichette da conservare e bere, con immensa gioia del palato, da qui ai prossimi quindici anni». In quanto alla componente quantitativa: la scarsità di pioggia durante i mesi di giugno e luglio ha diminuito la produzione, che dovrebbe essere inferiore del 20% rispetto ai 250.000 quintali che vengono prodotti annualmente: «Perché - spiega Gino Tufi, presidente della Cantina sociale del Cesanese del Piglio - gli acini, sono asciutti e non si sono ingrossati abbastanza». «La resa quantitativa del Cesanese, ad esempio, - continua Tufi -, normalmente intorno ai 65 litri al quintale, quest'anno scenderà sui 60; mentre quella della Passerina, di solito intorno ai 70, calerà sui 60 litri al quintale».
In provincia di Frosinone - sempre secondo i dati raccolti nell'ultimo censimento generale dell'agricoltura - dei 5.200 ettari coltivati a vite, solo 85,5 sono lavorati con vitigni da cui viene prodotto vino a denominazione di origine controllata (doc) ed a denominazione di origine controllata e garantita (docg); 18 ettari sono coltivati con viti da uva da tavola, e 2.917 ettari sono lavorati a viti per la produzione di altri vini che non hanno il riconoscimento doc o docg . Tra le qualità dei vitigni doc e docg presenti sul territorio, la più coltivata è il Cesanese (58,25 ettari); seguono: il Cabernet (5.67), il Manzoni bianco (4,27), il Fiano (3.39), il Trebbiano (2,45), il Pignoletto (2,23), la Passerina (2,14) la Malvasia (1,64) e il Merlot (1,53 ettari).

Mercoledi 03/09/2003
Fonte: quotidiano "Messaggero"
   
   
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